Questa è una prima intervista di altre che faremo in futuro, perché ci siamo accorti che siamo un po’ lenti a scrivere, quindi abbiamo deciso di far parlare altri per noi, infatti la cosa bella di Vado a vivere in Australia è che noi facciamo abbastanza schifo, ma abbiamo degli amici fighissimi, e uno di loro è Alex, che ci parlerà della sua esperienza in Australia, da quando è arrivato, fino ad oggi.

Associamo alla video intervista di Alex questa trascrizione (sotto i video) per gli amanti della lettura…

L’intervista continua…

Questa è una prima intervista di altre che faremo in futuro, perché ci siamo accorti che siamo un po’ lenti a scrivere, quindi abbiamo deciso di far parlare altri per noi, infatti la cosa bella di Vado a vivere in Australia è che noi facciamo abbastanza schifo, ma abbiamo degli amici fighissimi, e uno di loro è Alex, che ci parlerà della sua esperienza in Australia, da quando è arrivato, fino ad oggi.

ALEX: Ciao a tutti, il mio nome è Alex, sono nato a San Giovanni in Persiceto a Bologna, ho 28 anni, e vivo in Australia da un po’ di tempo.

VAVIA: Da quanto tempo sei in Australia e con quale visto sei arrivato?
A.: Sono arrivato nell’estate (inverno qua) del 2013, sono arrivato con un visto studente “post graduate research”, quindi master di ricerca praticamente.

V: Spiegaci un po’ per quale motivo hai deciso di studiare in Australia.
A: Io ero sempre stato interessato a fare un dottorato di ricerca nella disciplina che ho studiato all’università, cioè marketing, management anche, e ho deciso di venire in Australia perché volevo provare a vedere com’era studiare in un Paese di lingua anglofona. Ho deciso di venire in Australia anche perché mentre ero in Italia ho conosciuto una ragazza australiana, e ho detto: “Proviamo, prendiamo la palla al balzo e andiamo in Australia”.

V: Raccontaci un po’ il tuo percorso da quando sei arrivato fino a quando non hai di nuovo lasciato l’Australia per poi tornare.
A.: Sì. Prima di essere venuto qua nel 2013, sono venuto in Australia altre tre volte. Una volta ero in vacanza nel 2004, ero un ragazzino, sono venuto qua per un mese; poi sono tornato nel 2008 per un altro mese e poi sono venuto nel 2011 con un “working holiday visa”. In quei 7 mesi in cui sono stato qui con il “working holiday visa” ho lavorato e allo stesso tempo ho scritto la mia tesi di ricerca per completare la mia magistrale. Avevo trovato dei contatti per scrivere la mia ricerca per fare una bella tesi. Ho dovuto trovare il giusto equilibrio tra studio e lavoro, ed è stato molto difficile. La cosa bella del mio “working holiday visa” è che mi ha dato la possibilità di mettere da parte dei soldi e anche di viaggiare, e dopo questi 7 mesi ho deciso di tornare a casa. Quando sono tornato a casa mi son detto: “Perché no, perché non tornare là in Australia, adesso che ho trovato la ragazza e che ho visto un po’ com’è l’ambiente”. Le università qua sono davvero molto… fighe, se possiamo dire così.

V: Cosa facevi in Italia, fondamentalmente studiavi?
A.: Sì, ho studiato fino al 2012, ho fatto i 3 anni di triennale, in cui ho trascorso un anno in Germania (ho fatto un Erasmus là); dopo ho fatto due anni e mezzo, più o meno, di specialistica, sempre in Marketing e Internazionalizzazione e, una volta che ho finito di studiare ho deciso di lavorare un po’ come uno studente di marketing in una fondazione di moda, e in seguito sono andato a lavorare per un’azienda di Mirandola, quindi sempre nelle mie zone. Ho sempre lavorato nel marketing, ho aiutato alcune aziende a crescere, è stata una gran bella esperienza, in generale.

V: Dacci una sequenza dei visti che hai passato.
A.: Ok. Come ho detto, nel 2011 sono arrivato qua con un working holiday visa, sono poi tornato qua con un visto che si chiama “post graduate research student visa”, la sottoclasse – non so se può interessare a qualcuno – è 574. Non è proprio come un “post graduate student visa”, perché dà la possibilità di lavorare tutte le ore che vuoi a settimana, ma non è facile – ve lo dico subito – più che altro perché devi studiare, e ti dà molta più libertà in termini di clausole sia di lavoro ma anche di studio.

V: Come lo hai ottenuto?
A.: Allora, prima di tutto devi fare domanda all’università. Devi andare sul sito dell’università a cui sei interessato, scrivere un progetto con un’idea di ricerca che hai e vedere se i professori sono effettivamente interessati alla tua idea, e in seguito devi fare la domanda specifica (in alcune università bisogna anche pagare), l’importante è avere o l’IELTS o il TOEFL, quindi bisogna prepararsi con tanto anticipo. Solitamente le scadenze per fare domanda sono a marzo per iniziare ad agosto e – se non sbaglio – a settembre o a ottobre per iniziare a febbraio. Penso che, per coloro che vogliono iniziare a studiare ad agosto, è necessario almeno iniziare a scrivere tutto e avere tutti i documenti verso novembre dell’anno prima; quindi, sì, è un lungo procedimento che non auguro veramente a nessuno, però ne vale la pena.

V: Parlando delle certificazioni che devi ottenere, il livello di inglese?
A.: Per un dottorato di ricerca, il livello di inglese è molto importante, io non ho mai avuto dei grandi problemi in inglese, ho completato il TOEFL, avevo anche delle altre certificazioni, tipo il CAE della British; sì, bisogna avere un buon livello di inglese. Questo non significa che devi essere fantastico, e parlare inglese senza un errore, ma almeno essere in grado di formulare delle frasi e comunque, di avere anche la capacità di scrivere in maniera accademica in inglese è molto importante per fare un dottorato. La stessa importanza credo che debba essere attribuita anche a coloro che vogliono fare un master qua, è importante che il loro livello di inglese sia abbastanza elevato, solo perché qua il livello di insegnamento è molto alto, ed è necessario andare a passo settimana dopo settimana con le cose che vengono insegnate.

V: Facendo un passo indietro al “working holiday”, che lavori hai fatto e più o meno quanto guadagnavi?
A.: In Australia?
V: Sì.
A.: Allora, ho lavorato nel 2011 in un call center, e lì prendevo sui 23-24$ all’ora, che non sono malaccio. Poi quando sono tornato qua ho iniziato a lavorare come “charity runner”, quelli che vanno dietro alla gente per chiedere dei soldi, e quello è veramente un lavoro che non auguro a nessuno. Ho lavorato un giorno – non fatelo – è una cosa che non si può fare, e comunque lì i soldi sono tanti, ma vanno a commissione, cioè più gente riesci a intrappolare nelle tue grinfie, che riesci a fermare, più soldi hai. Lì – se non sbaglio – erano 75$ a persona, mi fa sentire un po’ in colpa.
V: Un rappresentante del mondo della beneficenza.
A.: Esatto, esattamente. E infatti non è andata a buon fine, ho deciso di cambiare. Sono tornato in quel call center, ho lavorato lì per un anno e mezzo, e mi son trovato molto bene. In seguito, ho avuto la possibilità di trovare un lavoro all’università come… si chiama assistente di insegnamento – non so bene come chiamarlo – tutor accademico, mettiamola così. Lì di soldi ce ne sono tanti, non vorrei dirlo perché mi sento un po’ in colpa, però i soldi che girano per l’università australiana, dato che le spese sono comunque molto elevate per gli studenti… ovviamente chi insegna ne beneficia molto .

V: In che università insegni?
A.: Allora, questo semestre ho lavorato alla UTS, che è l’università in cui studio anche. Il semestre scorso e questo semestre ho lavorato anche alla Macquarie University, che è un’altra università qua a Sidney, che è abbastanza rinomata, specialmente per la facoltà di Business.

V: Quante ore lavori a settimana?
A.: Allora, questo semestre ho lavorato veramente tanto, non consiglio a nessuno di farlo, soprattutto quando fai un dottorato di ricerca. Avevo più o meno 13-14 ore di insegnamento a settimana e oltre a quello avevo 4-5 ore di ricevimento studenti. Ovviamente oltre a questo c’è tutto il lavoro che devi fare a casa di preparazione delle lezioni, e c’è tutto il lavoro di rispondere alle mail, ce ne sono sempre troppe da rispondere, poi c’è tutta la parte amministrativa, poi correzione compiti, di mettersi d’accordo con il professore dei vari contenuti di ogni lezione. È abbastanza impegnativo.

V: A chi dedichi il tuo vaffanculo in Italia?
A.: Allora, non voglio aggredire nessuna persona in particolare, io credo che, parlo di istituzioni in generale, un bel… non un vaffanculo però un suggerimento di andare affanculo potrebbe essere all’università italiana. Vedendo l’università come funziona qua e vedendo le università come funzionano in Italia credo che sia necessario che l’Italia abbia un approccio molto più pratico al mondo del lavoro. Qui riesco a vedere proprio che gli studenti da quando hanno 20-19 anni imparano qualcosa, imparano a fare qualcosa anche durante le lezioni. In Italia io mi ricordo solamente di aver dovuto studiare, ho studiato tantissimi di quei libri non a memoria, però più o meno, che non ci porta da nessuna parte. Credo effettivamente che l’università italiana dovrebbe imparare molto dall’università australiana in questo senso, essere un po’ più pratica e buttare nel mercato del lavoro italiano, almeno, più persone preparate alle sfide.

Per il resto dell’intervista ci spiace ma vi toccherà guardare il video, cliccando qui!