Un compleanno festeggiato in una piantagione di arance, non è una cosa che capita tutti i giorni. Siamo tutti abituati a foto di compleanno in locali, piscine, discoteche etc, non certo in un posto del genere. Al centro della foto, ci sono, ossia il festeggiato, che compio i miei fatidici 30 anni in un farm di arance a Paringa nel South Australia, insieme ai miei compagni di viaggio e di avventura.

Vi confesso che, a questa cifra tonda, ci pensavo da un bel po’ di anni, a come e dove ci sei arrivato a questa fatidica età. Tutto mi sarei aspettato però, tranne che di festeggiarlo come picker di arance in un paesino sperduto di questo immenso Continente. Mi chiamo Daniele Addeo e vengo da Casamarciano, un paese vicino Napoli e, la mia avventura in questa farm, una delle migliaia di aziende agricole presenti nell’entroterra australiano, è cominciata da poco più di un mese. Ho dovuto fare questa scelta perché, come saprete tutti, per ottenere il rinnovo del Working Holiday Visa, bisogna svolgere obbligatoriamente un lavoro di 88 giorni in una zona rurale dell’Australia.

Esperienza in farm

Alla fine del lavoro, bisogna presentare un documento all’Immigrazione che attesti il tuo lavoro di tre mesi in una di queste zone. Prima di piombare qui, ho vissuto 7 mesi a Melbourne ospite di alcuni miei parenti. La decisione di partire per l’altra parte del mondo non è stata per nulla facile, ma ero stanco e deluso dalla situazione lavorativa in Italia: come giornalista, ahimè, la strada era pressocché sbarrata. Di assunzioni in giornali nemmeno a parlarne, soltanto collaborazioni in cambio di pochi soldi (quando li ricevevo). Una gavetta che non finiva mai, a causa di tante, troppe promesse di editori e direttori e dei “soldi che non ci stanno”.

A voltare pagina, quindi, ho preferito cambiare libro, scaffale e biblioteca. Arrivato in Australia, mi sono subito iscritto ad una scuola di General English, per migliorare il mio inglese scolastico e maccheronico. Appena ottenuto la certificazione, ho cominciato a lavorato in un ristorante italiano e qui ho conosciuto due compagni di avventura. Tutti e tre avevamo il desiderio di rimanere un altro anno qui, abbiamo cominciato a pianificare questa avventura e siamo partiti.

Esperienza in farm - VAVIAParadossalmente, i chilometri che separano Melbourne da Paringa, poco più di 500, mi sono sembrati molto più lunghi e sofferti di quanto lo siano stati i 16.000 percossi quel lontano 26 febbraio per arrivare qui. Nonostante sette mesi scarsi, avevo un lavoro, amici di ogni nazionalità, un gruppo ristretto di italiani che sono diventati i miei carissimi amici. Tutto questo, in una città fantastica che, non a caso, è stata votata la più vivibile del mondo per il quinto anno di fila. E’ stato come giocare a Monopoli ed aver pescato la carta Imprevisti, “Stai fermo 88 turni”. La fama delle farm, inoltre, è piuttosto pessima: orari di lavoro estenuanti, paghe misere, ricatti, oltre a vere e proprie truffe, bisognava anche stare attenti e scegliere la farm giusta. Atterrati a Mildura e poi in pullmann fino al confine con il South Australia, siamo arrivati a Renmark. Il giorno dopo, ci siamo presentati in un’agenzia che si occupa di questo tipo di impiego (gratis a differenza di presunti mediatori che chiedono anche 500 dollari per una consulenza), dando disponibilità a lavorare per ottenere il rinnovo del visto. Ci hanno dato il numero di telefono di un farmer, fatto compilare i vari documenti ed il giorno dopo siamo andati a lavoro.

La nuova realtà si è presentata, purtroppo, in tutta la sua brutalità: lavoro duro, paga non certamente all’altezza delle aspettative e un pò di sconforto. In questo minuscolo paese in cui esistono solo farm e terre desolate, di pub, ristoranti, locali e divertimenti nemmeno l’ombra (e, quella vera, non c’è neanche durante il giorno, visto che la temperatura qui oscilla fra i 34 e i 38 gradi nonostante l’estate sia soltanto “appena” iniziata). Tutto il contrario della vitalità h24 di Melbourne, delle quattro stagioni in una giornata etc. Proprio questo ci ha spinto a rimboccarci le maniche: per poter ritornare in una città che tanto ci aveva dato e ancora tanto ha da offrire in termini di opportunità, avremmo dovuto superare le forche caudine delle farm e contare i giorni che ci avvicinano al ritorno di quella che è diventata oramai la mia casa. Piano piano, spinti da questa tenacia, i punti di svantaggio, sono diventati i nostri punti di forza: in casa la totale assenza di wi-fi, l’abbiamo colmata con diversi giochi da tavolo e qualche chiacchiera e mangiata in più.

In farm abbiamo conosciuto tanti ragazzi e ragazze di diversa nazionalità che, come noi, hanno lo stesso obiettivo: provare a rimanere qui per costruire un futuro perlomeno prossimo. Molti di loro abitano in “houseboat” in riva al fiume Murray, vere e proprie barche attraccate al molo dove organizzano barbecue, serate e quant’altro. Inoltre sto conoscendo la “vera” e “selvaggia” Australia. Melbourne è stupenda, senza alcun dubbio, ma è una città di stampo “europeo”. Qui non è difficile incrociare canguri che attraversano la strada mentre torni a casa, oppue scorgerli a meno di dieci metri da te mentre stai lavorando.

Daniele AddeoA poche decine di metri dalla nostra casa a Lyrup, c’è un parco bellissimo: ci siamo avventurati e abbiamo visto decine e decine di canguri, un lago di cigni neri, koala e alcuni esemplari di rettili non esattamente il massimo della bellezza.
Della casa cui accennavo prima: abbiamo evitato per il momento l’accomodation delle Farm e le Houseboat e ne abbiamo trovata una praticamente in campagna. Di fronte c’è una chiatta che ci trasporta da un lato all’altro della riva per poter uscire. Sarebbe stato più comodo un ponte, ma rimane una cosa davvero caratteristica. Della campagna avevo pallidi ricordi di quando ero piccolo: difficile confrontare la vita agiata nel palazzo di città con quella più spartana, ma libera in questa casa che si specchia nel fiume adiacente. Una casa gialla al mattino, rossa a mezzogiorno e arancione prima che scenda la sera. Alzando il naso all’insù, ti perdi nelle innumerevoli stelle che costellano il cielo. Quelle stesse stelle che ti accompagnano fino in farm, quando poi lasciano spazio al sole per dare inizio ad una nuova giornata che qui comincia decisamente presto. Ho vissuto situazioni lavorative diverse, lavori senza orari, promesse di pagamenti, di assunzioni tutte scoppiate in una bolla di sapone.

Qui sei tu, le arance e i bin (cestini): più ne riempi, più guadagni e, ogni giovedì, la tua busta paga è lì senza sorprese negative. Se si vuole ottenere qualcosa bisogna attraversare i cammini più spinosi (nel vero senso della parola, visti i rovi delle piante), non voltarsi mai indietro e trasformare i limiti di questa situazione, nei propri punti di forza. Perché se un sogno ha così tanti ostacoli, vuol dire che è quello giusto.

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4 Commenti

  1. Grande Daniele. Leggerti mi ha fatto davvero tanto piacere. In qualche modo ho avuto la sensazione di accorciare tempo e distanze. Ricorda : pet aspera ad astra. Ti auguro solo il meglio. Auguriiiiiiii

  2. Stavo cercando un chiarimento sul web,ti ringrazio per l'esperienza da te condivisa.
    Volevo sapere il guadagno escludendo i costi a quanto ammontava in media?Si riesce a tenere qualcosina da parte?

  3. Ciao Vinc dove ero io, in South Australia, la paga era prevalentemente a Bin (il bidone da 500 kg che vedi in foto). Ognuno veniva pagato dai 25 ai 30 $ in base alla grandezza delle arance, quella degli alberi oppure la quantità presente. Col pagamento a cottimo, è un po' più difficile mettere qualcosa da parte rispetto ad un pagamento a 21 $ all'ora. Comunque le spese da affrontare in quelle zone non sono poi tante, visto che i locali e le distrazioni latitano. Nel caso, l'importante è che sia in piena stagione, in modo che il lavoro sia abbondante e continuo. In bocca al lupo

  4. Ciao daniele , ho 23 anni ,un diploma tecnico commerciale e tanta voglia di partire . Il mio inglese è scolastico , ho viaggiato molto e vorrei trasferirmi in australia , in quale zona potrei iniziare ? quali consigli mi daresti?