– 15 dicembre 2014, 9.45 del mattino. 

– Martin Place station.

– Sydney, central business district.

– Un’uomo tiene in ostaggio un imprecisato numero di persone all’interno del famoso Lindt cafè… Il sequestro durerà circa 17 ore e si concluderà con la perdita di 3 vite, 2 delle quali, innocenti. 

sydney siegeQuesti dettagli rimbomberanno già prepotentemente nella testa di molti di voi, i quali avranno più e più volte letto e ascoltato miriadi di cronache a riguardo. No, questa non è l’ennesima, non saremo qui a dettagliare passo passo quanto accaduto.

Vadoavivereinaustralia.com è giovane, forse anche troppo giovane per questo tipo di argomenti, l’intento e lo scopo di questo luogo di ritrovo per gli amanti della lontana nazione oceanica non è certamente quello di rendervi noti episodi di cronaca (fortunatamente rari) che si verificano in terra australiana. In questo caso però, sentivamo l’obbligo di affrontare l’argomento, semplicemente perché non ci è concesso “far finta” che nulla sia accaduto. Non si può, e basta.

In questi giorni lavoravamo alla stesura di nuovi articoli da proporvi riguardanti curiosità ed info utili a tutti i nostri lettori, ma ieri ci siamo fermati. Non ce lo ha chiesto nessuno, ce lo siamo imposti e fa parte della natura del nostro sito, non scriviamo mai per “fare volume”, ma solo perché abbiamo voglia di farlo.

Affronteremo l’argomento a modo nostro, con un articolo breve, che mostrerà un aspetto forse poco evidenziato dai media al di fuori dell’Australia, in questo post parleremo infatti di solidarietà.
sydney siege


Sydney come New York?

Non ci tiriamo mai indietro (e mai lo faremo) quando si tratta di dover esprimere dubbi e perplessità sulla “perfezione” di questa nazione,  sul fatto che non è tutto oro quel che luccica e sulla necessità di dover sottolineare anche gli aspetti negativi che conseguono la scelta di trasferirsi e ricominciare tutto da zero in questo grande paese.

Stavolta però c’è solo da essere onesti: l’Australia è una delle nazioni con gli indici di criminalità più bassi al mondo e chi vive qui sa che girare in una qualsiasi città, in qualsiasi quartiere o orario del giorno e della notte non trasmette quasi mai alcun timore. Il paragone con altri posti nel mondo, ad esempio Stati Uniti, o anche Italia, sarebbe decisamente fuori luogo.

Qui non è raro vedere gruppi di ragazze, o anche ragazze sole, passeggiare di notte, sui mezzi pubblici o a piedi, rientrando a casa dopo una notte in discoteca, molto spesso anche poco vestite. Questo quindi, ci da la misura di quello che può essere il grado di sicurezza che si avverte da queste parti. Abbiamo tenuto a specificare quest’aspetto perché possiate anche comprendere il contesto nel quale l’evento, il Sydney Siege (letteralmente “assedio”), si colloca.

Non spetta a noi giudicare e comprendere se il gesto/attentato in questione sia stato programmato e messo in atto da organizzazioni criminali legate a gruppi di estremisti islamici o meno. Quello che appare chiaro dalle ricostruzioni è che il sequestro sembra essere il gesto individuale di un folle, con uno storico già abbastanza travagliato in merito. Nonostante questo però, immediata è stata l’associazione con i tristemente famosi episodi americani, ed i tentativi da parte dei media e dei giornalisti vertevano tutti sulla linea del “siamo sotto attacco”, si sa è fisiologico da parte dei giornali: fa audience, crea dipendenza nei confronti delle testate giornalistiche, e crea quel panico di cui i giornali normalmente si nutrono.

Questi tentativi appaiono comunque vani, in quanto durante e dopo le 17 ore di sequestro, il popolo australiano, seppur seguendo diligentemente le indicazioni che le autorità fornivano, ha mantenuto la calma e la serenità che solitamente domina il suo animo. Il rischio che il gesto potesse scaturire in un vortice di odio nei confronti del popolo di fede musulmana era ovviamente altissimo, aggiungiamo inoltre che la comunità islamica qui in Australia ricopre circa il 3% dell’intera popolazione, essendo la quarta religione più praticata. L’Australia ha da sempre attratto culture da tutto il mondo creando quel meraviglioso “Melting Pot” di culture capace di fare invidia a molte regioni nel mondo, facendo di questo paese un terreno decisamente “infertile” per il seme del razzismo, religioso e non. L’Australia non ha mai perso occasione di mostrare coesione con tutti i popoli coi quali nel corso del tempo si è trovata a condividere quest’enorme territorio e nonostante si siano venute a creare varie comunità locali (come del resto le diverse comunità italiane) tutti i popoli condividono lo stesso territorio con estrema pace e solidarietà l’uno nei confronti dell’altro.

Questa solidarietà è letteralmente ‘esplosa’ 3 giorni fa assumendo l’insolita forma di un hashtag, il famoso elemento utilizzato nei social network per identificare un determinato insieme, un episodio, un luogo, un’idea, un nome, insomma una parola chiave: #IllRideWithYou, ovvero ‘verrò con te’.


#IllRideWithYou : cos’è e cosa significa

IllridewithyouA poche ore dall’inizio dell’incubo nel Lindt cafè, diversi ‘tweet’ hanno iniziato a circolare sul famoso social network Twitter accompagnati dall’hashtag #Illridewithyou. Ognuno di questi tweet includeva un messaggio col quale il popolo del web si candidava ad assistere ed accompagnare su una determinata tratta dei trasporti pubblici, qualsiasi esponente di fede musulmana che non si fosse sentito sicuro nel viaggiare solo per via del sentimento di odio che il Sydney Siege poteva partorire.

La scintilla che ha dato vita a #IllRideWithYou

IllridewithyouNel pomeriggio del 15 Dicembre Rachael Jacobs ha raccontato su Facebook di aver notato in stazione una donna privarsi del suo hijab (un indumento diffuso tra le donne di fede islamica, comunemente chiamato velo) per motivi certamente dettati dalla paura di reazioni che il sequestro in corso potesse creare.
Rachael si è dunque immediatamente avvicinata alla donna chiedendole di indossare nuovamente il suo hijab rassicurandola: “camminerò con te”. La donna è immediatamente scoppiata in un pianto dirotto ed un lungo abbraccio nei confronti di Rachael.

I'll ride with youDa quel momento in poi è bastato un accenno da parte di un utente Twitter, Sir Tessa, a creare un hashtag virale che nel giro di poche ore ha generato migliaia di post coi quali la comunità musulmana è stata letteralmente inondata di messaggi di solidarietà nei quali chiunque avesse  avuto timore di viaggiare solo su treni, bus o anche solo di percorrere tratti di strada a piedi, ha trovato pieno supporto e appoggio in quella che è stata una meravigliosa ed encomiabile reazione, una reazione che ha sottolineato quanto forte e maturo sia il sentimento di solidarietà che anima il popolo australiano anche davanti a terribili episodi, come quello che si è consumato lunedì 15 Dicembre 2014.

Risposte come queste identificano uno dei tanti motivi per i quali molti di noi hanno compiuto la scelta di fare il grande passo e volare qui, nella terra dei canguri, ricordandoci di aver compiuto la scelta giusta.

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