Ciao Angelo,

 che dire… Raccontare gli scorsi 8 mesi in una mail è dura ma cercherò di descriverti in poche (non saranno poche non illuderti e prendi un pò di tempo ahah) righe come l’Australia mi ha travolto.

La mia avventura inizia 2 anni fa, quando per sbaglio vidi una pagina praticamente nascosta nel sito dell’università di Udine che proponeva un bando di concorso per un progetto di mobilità estera. Le mete erano Canada o Australia, 10 mesi. Poi continuai a leggere e vidi che i posti disponibili in tutto l’ateneo erano 4 (partiamo dal fatto che a Udine ci sono circa 16000 studenti).

Sono una persona ottimista generalmente ma pensare che avrebbero scelto me, matricola al primo anno nella facoltà di Lingue con un solo esame alle spalle, era davvero oltre ogni speranza.
All’inizio perciò decisi di accantonare l’idea ma nei giorni seguenti continuavo a pensarci su e alla fine, che avevo da perdere? Compilai tutti i moduli, feci il colloquio in inglese, e poi scoprii che ero arrivata quarta in graduatoria, accettata dalla Swinburne University di Melbourne.

Sara: ecco come l'Australia mi ha travolto

Sono partita in direzione Australia lo scorso febbraio…

con lo Student Visa in mano e tanto entusiasmo mischiato a paura. Sono partita lasciando un paese a cui ero legata tantissimo, perché a me, a differenza di molti italiani forse, l’Italia piace, e il Friuli ancora di più. Una regione così chiusa e appartata, sconosciuta al resto del mondo, ma così fortemente legata alle tradizioni, così indipendente che mi ha sempre affascinato e in cui per certi aspetti mi rifletto.

Sarà forse il fatto che non ero mai partita prima per così a lungo, sarà forse che mi consideravo una persona indipendente e forte ma l’inizio fu durissimo.

Alle spalle non mi ero lasciata solo la mia casa, i miei amici e la mia famiglia ma anche un ragazzo con cui stavo da qualche mese. Ma su quest’ultima parte melodrammatica mi soffermerò solo un poco dopo perché anche una relazione a distanza come quella che avevo intrapreso mi ha fatto crescere.

Sara, Ayers Rock - Vado a Vivere in AustraliaPartendo invece dal mio arrivo in Australia, diciamo non fu proprio dei migliori. Uscita dall’aeroporto dopo 20 e passa lunghe e scomode ore, arrivare in aeroporto al caldo e non trovare alle 3 del mattino l’autista che sarebbe dovuto venirmi a prendere mi mise un’ansia incredibile. Questo simpatico driver arrivò poi un’ora e mezza dopo con una nonchalance incredibile, senza nemmeno scusarsi (da tipico Aussie, ma questo lo capii solo alcuni mesi più tardi).

Una volta arrivata in un ostello a Box Hill e smaltito il jet leg negli afosi giorni seguenti (passati a dormire e a girare per biblioteche in cerca di wifi gratuiti), fu allora che mi resi conto per la prima volta nella mia vita di essere davvero SOLA.

Non pensavo che per una ragazza indipendente come me…

(o almeno così mi ero sempre reputata, e così mi definivano amici e parenti) fosse così dura. In questi mesi, se c’è una cosa che ho imparato, è quanto sia soddisfacente e entusiasmante poter contare davvero solo su se stessi. E non parlo solo dal punto di vista economico perché anche in Italia avevo il mio lavoro che mi aiutava nelle spese quotidiane. Quello che intendo è sia dal punto di vista pratico, ma anche e soprattutto emotivo.

vivere in AustraliaQua ho imparato davvero cosa significa arrangiarsi in tutto e per tutto da soli, dal momento in cui il sito più visitato nella mia cronologia era Gumtree per la ricerca di un posto dove vivere fino a quando spesi 50$ da Officework per stampare i resumè e le giornate le passavo in giro per Lygon Street o il CBD alla volta di bar e ristoranti in speranza di un impiego. Ma non è stata questa la parte più impegnativa.

Quello che mi ha fatto soffrire di più i primi mesi è stato il dover in un certo senso ricominciare una nuova vita. Abituata com’ero a conoscere tutto e tutti (non me ne vanto ma ho 4000 amici su facebook), ad uscire sempre il weekend con amici e conoscenti, al chiamare la mia migliore amica per un caffè in caso di noia improvvisa, al semplice spriz in osteria alla domenica quando sai che troverai tutti i tuoi coetanei e compaesani al bar per una partita a tressette o una briscola con in mano un buon Tocai friulano e un crostino con il San Daniele. Insomma, abituata com’ero ad essere circondata da persone, nella bella ma troppo grande Melbourne mi trovai spiazzata.

Ed è grazie a quest’esperienza che ho imparato quali sono le persone che DAVVERO sono tue amiche. Non quelle con cui alla fine vai in giro in paese perché in realtà ci sei solamente abituato o non hai altra scelta. Quando ti allontani da casa, capisci chi per davvero c’è per te. Quelli che ti scrivono un messaggio, si fanno sentire, che ti dicono che manchi. Ed io non smetterò mai di ringraziare l’Australia per questo.

Ma torniamo al principio della mia avventura.

Trovai un appartamento su Little Collins Street, pieno centro. Sì, dovevo condividere una stanza (cosa nuovissima per me) con una ragazza coreana ma sembrava tranquilla. Firmai, ma solo dopo una settimana realizzai che non era così fantasmagorico come mi aspettavo. Dovete infatti sapere che questa ragazza non voleva condividere con me la carta igienica e alcune pentole (ancora non me lo spiego) e pure russava la notte. Ma almeno c’era una russa in casa, con cui diventai amica fin da subito.

Poi mi chiamarono da un ristorante nei pressi di Lygon. E lì iniziai a conoscere altri italiani che come me stanno vivendo quest’avventura. Fu amore a prima vista. Si ovvio era bello conoscere e vivere con persone di altre culture ma per me non c’è niente di meglio che trovare qualcuno che, oltre che la lingua, condivide con te un certo stile di vita e con cui alla fine puoi sempre mangiare la pasta a qualsiasi ora del giorno e della notte (e non puzzolenti noodles).

Nel frattempo, la mia vita stava prendendo una nuova piega. Con il lavoro trovato fui per la prima volta “tranquilla” da quando ero partita, perché così non dovevo più chiedere aiuto ai miei genitori per la costosissima spesa settimanale al Woolworths. E proprio quando le cose sembravano andare per il meglio arrivò un altro momento buio per me. Il mio ragazzo, che mi aveva promesso di venire in Australia per un mese per passare assieme le vacanze, mi disse che non sarebbe più venuto. Mi disse che i suoi genitori (sì, avete capito bene, I SUOI) non lo lasciavano venire. Poi aggiunse che la distanza era troppa e che i suoi sentimenti erano diminuiti. E a quel punto un’altra delle mie certezze, una delle cose che mi avevano fatto andare avanti quando le difficoltà sembravano sopraffarmi, svanì. E mi trovai di nuovo a dover affrontare la fine di una relazione a distanza da sola.

Vacanza ad ayers rockMa sono sopravvissuta, e ora mi sento più forte di prima. Presi la valigia e feci la vacanza che avevo progettato con lui con degli studenti internazionali che frequentavano la mia università e due ragazzi australiani. Con un camper con Super Mario Bros che fuma una canna disegnato sul van attraversammo il deserto australiano, esplorammo l’Outback. Vedere il tramonto ai David Marbles, esplorare le gorges e i National Parks del Northern Territory, guardare l’Uluru all’alba sono tuttora le esperienze più belle che io abbia vissuto nella mia vita, non solo in Australia. E ho la consapevolezza di aver fatto tutto questo da sola, senza alcun amico o fidanzato a tenermi per mano, solo con uno zaino e dei nuovi amici.

Ad oggi, sono all’ottavo mese della mia esperienza e ora posso dirmi sicuramente cresciuta.

Solo ora capisco perché tutti all’inizio dicevano che sarei tornata cambiata o addirittura non sarei tornata. So che, purtroppo, dovrò lasciare questo fantastico paese per finire la mia laurea in Italia ma sono convinta del fatto che non mi fermerò più, e una volta laureata tornerò a viaggiare, se non prima. Uscire dalla “comfort zone” mi ha fatto aprire gli occhi, vedere le cose da un’altra prospettiva e conoscere persone da tutto il mondo, persone che per ogni piccola cosa che abbiamo condiviso assieme non dimenticherò mai. Persone e cose che mi hanno fatto maturare in così poco tempo. Perché sì, in Australia il tempo va così veloce che ora non vorrei più tornare a casa. Ora so che consiglierò a tutti i miei amici e conoscenti del mio paese di fare un’esperienza del genere, di prendere uno zaino e partire, non importa dove perché alla fine è il viaggio quello che conta. Così spero poi di trovarli di nuovo un giorno, di nuovo con un bicchiere di Tocai in mano e un mazzo di carte, in quell’osteria dove di solito andavo la domenica, per raccontarci le nostre esperienze e tutto ciò che abbiamo vissuto. E sapere che anche loro si sono sentiti soli, ma sono tornati ancora più forti di prima, con una consapevolezza e una maturità che mai avremmo potuto nemmeno immaginare.

Questa è la mia storia, Angelo.

Con affetto, mandi (come ci si saluta in Friuli)

Sara

1 Commento

  1. bravissima Sara!!! porta anche il messaggio del dono del sangue da quelle parti. fagli capire che li aspettiamo con le braccia aperte per offrire loro un buon bianco e una buona fetta di San Daniele… ma che la nostra capacità di fare del bene agli altri è la migliore in Italia… e forse nel mondo!!! chi lo sa!!! brava Sara…. e in bocca al lupo!!!